"L'Economia dei Cervelli": l'Italia messa malissimo
E' cosa nota che cruciale, alla crescita e al vantaggio competitivo ed economico di un paese in una socita' contemporanea, sono la conoscenza, competenza in settori d'avanguardia, la materia grigia e l'innovazione: la "knowledge economy". Fino ad oggi pero' il compito di misurare livelli di conoscenza, e la capacita' di sfrutturare, tali competenze era arduo. Questa settimana l'Economist pubblica i risultati di due think-tank Europee, la Lisbon Council di Brussels, e la Deutshland Denken, che ha sede a Francoforte. Il sistema sviluppato dai due istituti analizza dati attorno a quattro categorie:
1) Capitale Umane (la base cognitiva di un paese): il tempo e l'investimento che un paese dedica alla formazione (scolastica e non, ad esempio training organizzato da aziende per i propri dipendenti).
2) Utilizzo del Capitale Umano: Occupazione.
3) Produttivita': Efficenza nei processi e metodi lavorativi.
4) Cambiamenti demografici.
La classifica e' suddivisa in tre fasce. La Svezia e' in testa, con la Danimarca, il Regno Unito, l'Austria e l'Olanda, anch'esse in prima fascia. In serie B troviamo la Finlandia, il Belgio e la Francia. in Serie C, Spagna, Portogallo, Germania, e, a distanza, l'Italia all'ultimo posto.
L'ordine presentato dalla classifica e', ad esempio, molto simile a quella della crescita economica, intende pero' essere un'analisi di lungo periodo: le cose non solo vanno male, ma sono peggiori di quel che attualmente sembrano e andranno malissimo.
Il dato che il giornalista dell'Economist ha trovato maggiormente allarmante: la Germania e l'Italia raccoglieranno il 70% del declino totale nella forza lavoro Europea nei prossimi 25 anni. Circa il 40% della forza lavoro Europea e' mal-impiegata. La regione e' piena di squilibri (ad esempio, la Francia ha tassi di occupazione alti, ma le proprie multinazionali vanno a gonfie-vele: attirano le menti piu' capaci). Soprende la posizione della Germania, la causa e' pero' rintracciabile ad una mancanza di riforme e dal fatto che investe molto nell'istruzione, ma non ha meccanismi efficienti che permettono di "sfruttare" poi la competenza.
A mio avviso, il segnale piu' triste e' dato dal fatto, che forse (spero) molti sanno che in termini d'innovazione l'Italia arranca, ed ovviamente per una serie complessa di fattori, ma che il 48% dei "competenti" sia senza lavoro e mal-impiegato preoccupa.
Paradossalemente la perdita di gran parte della forza lavoro nei prossimi 25 anni si presenta, forse, come un'opportunita', ma solamente se verranno promossi investimenti e riforme intelligenti (non innovazione, ricerca e sviluppo a parole, non basta pronunciare certi termini, ma bisogna comprenderene le dinamiche e la natura profonda), guidati da cervelli abili e freschi, in campo economico, sociale, culturale e politico, capaci di integrare la competenza esistenza, distribuirla e facilitare sviluppi nuovi, per rifondare un sistema su basi solide e principi coerenti con un paese all'avanguardia.
1) Capitale Umane (la base cognitiva di un paese): il tempo e l'investimento che un paese dedica alla formazione (scolastica e non, ad esempio training organizzato da aziende per i propri dipendenti).
2) Utilizzo del Capitale Umano: Occupazione.
3) Produttivita': Efficenza nei processi e metodi lavorativi.
4) Cambiamenti demografici.
La classifica e' suddivisa in tre fasce. La Svezia e' in testa, con la Danimarca, il Regno Unito, l'Austria e l'Olanda, anch'esse in prima fascia. In serie B troviamo la Finlandia, il Belgio e la Francia. in Serie C, Spagna, Portogallo, Germania, e, a distanza, l'Italia all'ultimo posto.
L'ordine presentato dalla classifica e', ad esempio, molto simile a quella della crescita economica, intende pero' essere un'analisi di lungo periodo: le cose non solo vanno male, ma sono peggiori di quel che attualmente sembrano e andranno malissimo.
Il dato che il giornalista dell'Economist ha trovato maggiormente allarmante: la Germania e l'Italia raccoglieranno il 70% del declino totale nella forza lavoro Europea nei prossimi 25 anni. Circa il 40% della forza lavoro Europea e' mal-impiegata. La regione e' piena di squilibri (ad esempio, la Francia ha tassi di occupazione alti, ma le proprie multinazionali vanno a gonfie-vele: attirano le menti piu' capaci). Soprende la posizione della Germania, la causa e' pero' rintracciabile ad una mancanza di riforme e dal fatto che investe molto nell'istruzione, ma non ha meccanismi efficienti che permettono di "sfruttare" poi la competenza.
A mio avviso, il segnale piu' triste e' dato dal fatto, che forse (spero) molti sanno che in termini d'innovazione l'Italia arranca, ed ovviamente per una serie complessa di fattori, ma che il 48% dei "competenti" sia senza lavoro e mal-impiegato preoccupa.
Paradossalemente la perdita di gran parte della forza lavoro nei prossimi 25 anni si presenta, forse, come un'opportunita', ma solamente se verranno promossi investimenti e riforme intelligenti (non innovazione, ricerca e sviluppo a parole, non basta pronunciare certi termini, ma bisogna comprenderene le dinamiche e la natura profonda), guidati da cervelli abili e freschi, in campo economico, sociale, culturale e politico, capaci di integrare la competenza esistenza, distribuirla e facilitare sviluppi nuovi, per rifondare un sistema su basi solide e principi coerenti con un paese all'avanguardia.






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