La pirateria e l'economia dell'abbondanza sono questioni distinte
Qualche settimana fa ho scritto questo articolo sull'economia dell'abbondanza.
Da allora ho avuto diverse discussioni interenti al tema della pirateria e di download (chiamiamoli) illegali di contenuti digitali, i due mali che secondo le case produttrici dei contenuti sono alla base del declino delle loro vendite.
A mio avviso le due questioni sono distinte.
Attraverso TechDirt ho trovato diversi spunti interessanti che provo a riassumere:
Se si afferrano questi due punti, la conclusione ovvia dovrebbe essere uno sforzo a capire le implicazioni di un mercato dove non si ha piu' scarsita', ma si ha abbondanza di contenuti e piattaforme di distribuzione, capire come trarne profitti, monetizzando sulle dinamiche di questo nuovo contesto, e investire in modelli innovativi anziche' perdere tempo e risorse a combattere trend irreversibili.
Da allora ho avuto diverse discussioni interenti al tema della pirateria e di download (chiamiamoli) illegali di contenuti digitali, i due mali che secondo le case produttrici dei contenuti sono alla base del declino delle loro vendite.
A mio avviso le due questioni sono distinte.
Attraverso TechDirt ho trovato diversi spunti interessanti che provo a riassumere:
- L'elemento fondamentale da capire e' che il costo marginale di distribuzione di contenuti digitali e' praticamente zero, e questo a prescindere dalla pirateria, e' un dato di fatto economico, il quale rimarrebbe un dato di fatto anche in assenza di transazioni illegali;
- La pirateria accelera le consguenze di un mercato privo di scarsita', mettendone a nudo le caratteristiche in modo piu' rapido. Non e' pero' il fattore che determina l'evaporazione della scarsita', ed e' questo il primo elemento che sfugge alle authority e all'etichette. La pirateria dovrebbe stimolare a capire la natura del mercato, e quindi spronare cambiamenti innovativi nei modelli business. Si torna quindi al punto fondamentale: il costo marginale per distribuire contenuti digitali e' zero, ovvero e' questa la ragione di una mancanza di scarsita' - bisogna inventarsi altre fonti di monetizzazione. La pirateria e' solamente un elemento secondario nell'equazione, quindi secondario dovrebbero essere le risorse investite per affrontarlo;
- Il secondo punto che continua a sfuggire ad authority e etichette, e' che la pirateria si potra' (forse) diminuire ma non eliminare del tutto - e' una battaglia contro i mulini a vento. Uno sforzo che divento ancor piu' vacuo se si considerano i punti precedenti.
Se si afferrano questi due punti, la conclusione ovvia dovrebbe essere uno sforzo a capire le implicazioni di un mercato dove non si ha piu' scarsita', ma si ha abbondanza di contenuti e piattaforme di distribuzione, capire come trarne profitti, monetizzando sulle dinamiche di questo nuovo contesto, e investire in modelli innovativi anziche' perdere tempo e risorse a combattere trend irreversibili.






2 Comments:
A mio avviso scaricare nn è così illegale come vorrebbero far credere le case discografike. Altro è non pagare il lavoro di artisti o di ki crea la musica o il film o un programma.
Sul fatto ke le case discografike la SIAE, la RIAA e compagnia bella si lamentano, beh quello è ovvio: non servono più!!
I musicisti dovrebbero avere tutti un loro sito da cui far scaricare liberamente un cd: se poi il cd ti piace e lo reputi soddisfacente fai una donazione direttamente agli autori (magari un minimo prestabilito x ogni canzone ke ti piace..), sennò ciccia. Questo è un atteggiamento responsabile ke ki scarica purtroppo spesso nn ha, ma ke inevitabilmente si dovrebbe avere se si vuol godere di tutto questo.
Così si fa (si dovrebbe) con le applicazioni opensouce e freeware, così si dovrebbe fare anke col resto: le provi e se ti piacciono, se le trovi utili fai una donazione, sennò se nn vale la pena lo cancelli e sei a posto..xkè uno dovrebbe comprare a scatola kiusa un cd (capita spesso ke le unike canzoni belle del cd son quelle ke passano x radio) o un film ke nn ha mai visto (o ke devi noleggiare x vedere se è il caso di comprare)?
E' kiaro ke in una visione del genere non c'è spazio x mandare avanti le makkinose SIAE & Co.
Anke xkè come si è visto un po' di tempo fa, un giudice diede ragione a queste case e i soldi ke hanno preso se li sono divisi tra loro e agli autori nn è andato assolutamente nulla.
Dall'altro lato si potrebbero fare delle opere al cui interno ci sono bonus track o contenuti speciali da far circolare sul mercato normalmente, e ke non devono (sempre x un atteggiamento responsabile) andare in rete.
Lo so ho scritto pure troppo :-P. Il problema sta in ognuno di noi: non possiamo kiedere tutto senza dare nulla. Diamo a ki riteniamo migliore se vogliamo ke le cose continuino, altrimenti saremo artefici della fine di tutto questo: è un problema di lungimiranza.
Saluti
Grazie del commento :) Concordo con la filosofia, ma credo anche che il mio articolo si riferisce soprattutto dal punto di vista del produttore (il tuo commento soprattutto al consumatore), che deve cambiare modello (ovviamente in parallelo all'attegiamento del consumatore).
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