MySpace da' voce ai condannati a morte
Sono sempre piu' frequenti frammenti del potenziale di come il Web 2.0 (e in particolare il social networking ed effetti di rete) possano avere un impatto politico e sociale (del quale parlo qui).
L'ultimo esempio lo trovo su due articoli (su Wired e Red Herring) che spiegano come diversi condannati a morte negli Stati Uniti stiano usando MySpace per comunicare le proprie opinioni al mondo (ovviamente attraverso amici e parenti dato che non dispongono di WiFi nei carceri...).
L'esempio e' diventato un caso mediatico quando Andy Kahan, Direttore dell'Ufficio Criminalita' della Municipalita' di Houston, ha scritto, e chiesto, a MySpace di rimuovere i profili, paragonando il caso a quello di diversi pedofili rintracciati attraverso il proprio profilo sul sito. In sintesi, secondo Kahan i criminali sono un cattivo esempio e quindi non devono avere uno spazio pubblico dove esprimere la propria voce.
MySpace si e' rifiutata, dicendo che i post non erano offensivi, pericolosi, ne' contravengono alcuna legge. Un esempio dalla pagina di Randy Halprin:
"3 Febbraio. Fa freddo. Passa la guardia giurata con addosso un cappotto invernale. Un detenuto gli chiede: "guardia fa freddo! Quando ci veranno date le giacce?!" - "Non fa freddo!", risponde, andandosene via. "Se non fa freddo, allora perche' porti il cappotto tu!!"
Senza entrare nel merito della questione - anche se concordo con la posizione di MySpace, che questi casi sono legalmente ben diversi da quelli di pedofilia sul sito, che MySpace sta combattendo con un nuovo sistema di sicurezza, e che finche' un post non sia criminale o offensivo, la questione legale non sussiste - non voglio nemmeno ricordare che dal 1973 ci sono stati 123 casi di persone condannate a morte e poi scoperte innocenti (sottolineo condanna, non esecuzione).
Il punto importante qui e' un altro.
Credo fortemente nel dialogo e nel dibattito, nel ruolo dell'informazione come valore fondamentale per dare a chiunque la possibilita' di sviluppare una propria opinione, che sia onesta e piena. Penso quindi che questa storia sia positiva soprattutto perche' stimola un dialogo attorno alla pena di morte e alla condizione nei carceri, e contribuisce a tale discussione mettendo sotto la luce del sole, informazioni, opinioni e voci diverse, anche discordanti, ben vengano la diversita' di vedute e le stecche nel coro.
Fatti e voci differenti sono vitali a processi di cambiamento, miglioramenti sociali e civili e in una dialettica costruttiva, soprattutto se si vanta di essere libera e democratica.
L'ultimo esempio lo trovo su due articoli (su Wired e Red Herring) che spiegano come diversi condannati a morte negli Stati Uniti stiano usando MySpace per comunicare le proprie opinioni al mondo (ovviamente attraverso amici e parenti dato che non dispongono di WiFi nei carceri...).
L'esempio e' diventato un caso mediatico quando Andy Kahan, Direttore dell'Ufficio Criminalita' della Municipalita' di Houston, ha scritto, e chiesto, a MySpace di rimuovere i profili, paragonando il caso a quello di diversi pedofili rintracciati attraverso il proprio profilo sul sito. In sintesi, secondo Kahan i criminali sono un cattivo esempio e quindi non devono avere uno spazio pubblico dove esprimere la propria voce.
MySpace si e' rifiutata, dicendo che i post non erano offensivi, pericolosi, ne' contravengono alcuna legge. Un esempio dalla pagina di Randy Halprin:
"3 Febbraio. Fa freddo. Passa la guardia giurata con addosso un cappotto invernale. Un detenuto gli chiede: "guardia fa freddo! Quando ci veranno date le giacce?!" - "Non fa freddo!", risponde, andandosene via. "Se non fa freddo, allora perche' porti il cappotto tu!!"
Senza entrare nel merito della questione - anche se concordo con la posizione di MySpace, che questi casi sono legalmente ben diversi da quelli di pedofilia sul sito, che MySpace sta combattendo con un nuovo sistema di sicurezza, e che finche' un post non sia criminale o offensivo, la questione legale non sussiste - non voglio nemmeno ricordare che dal 1973 ci sono stati 123 casi di persone condannate a morte e poi scoperte innocenti (sottolineo condanna, non esecuzione).
Il punto importante qui e' un altro.
Credo fortemente nel dialogo e nel dibattito, nel ruolo dell'informazione come valore fondamentale per dare a chiunque la possibilita' di sviluppare una propria opinione, che sia onesta e piena. Penso quindi che questa storia sia positiva soprattutto perche' stimola un dialogo attorno alla pena di morte e alla condizione nei carceri, e contribuisce a tale discussione mettendo sotto la luce del sole, informazioni, opinioni e voci diverse, anche discordanti, ben vengano la diversita' di vedute e le stecche nel coro.
Fatti e voci differenti sono vitali a processi di cambiamento, miglioramenti sociali e civili e in una dialettica costruttiva, soprattutto se si vanta di essere libera e democratica.
Etichette: 2.0, myspace, politico, social networking, sociale






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