Siamo come la Cina?
Come sapete Google Italia e' "indagata" per i video che mostrano atti di bullismo, apparsi qualche settimana su Google Video.
In diversi post precedenti ho parlato di quella che secondo me e' una superficialita' imbarazzante di molti commenti ed analisi apparse sui principali quotidiani nazionali, che anziche' dibattere sulle ragioni del bullismo affrontano (salvo poche eccezioni marginali) la questione come fosse cronaca rosa, e accusano Internet di essere il mezzo del diavolo, un po' come "del diavolo" era la musica Rock negli anni 60-70, oppure come vengono intesi alcuni video giochi quando si discute di violenza nelle scuole.
Ho letto invece moltissime analisi interessanti apparse su tanti blog (in particolare vi segnalo questo link, ovvero l'opinioni di chi vive e quindi capisce la rete. Purtroppo pero' la blogosfera in Italia e' ancora immatura, nel senso che ci sono ancora pochi blog e soprattutto pochi lettori.
Il maggiore elemento di preoccupazione e' pero' "l'ignoranza" di alcuni membri della classe politica che fondano il proprio pensiero sulle voci che leggono sui giornali. La conseguenza sono quindi affermazioni come quella del Ministro Fioroni che dichiara all'ANSA: "l'ho detto diverse volte, non possiamo avere doppi standard per Internet ed altri mezzi. Un motore di ricerca dovrebbe avere le medesime responsabilita' nel fornire contenuti responsabili".
Se la questione non fosse seria, verrebbe da ridere: dimostra una totale nudita' di competenza nel comprendere cosa sia un motore di ricerca e soprattutto le logiche di rete, dei principi che lo rendono per natura diverso da altri mezzi, cio' non significa che non vada regolamentato, ma semplicemente che bisogna conoscere la materia che si vuole regolamentare.
Perche'? Premetto che concordo pienamente con la rimozione dei video da Google Video e YouTube, ma non trovate delle similitudini (nelle logiche) tra chi vuole regolamentare in modo rigido (non tutti i casi sono ovvi come nel caso dei video in questione) ex-ante i contenuti opportuni ad Internet e chi in Cina vuole controllare quali risultati siano giusti o meno trovare quando adopera un motore di ricerca.
Non voglio paragonare i due casi, in Cina le ragioni sono date dalla presenza di un regime autoritario, in Italia dall'ignoranza di chi contribuisce alla formazione dell'opinione pubblica e di chi e' chiamato a regolamentare, ma semplicemente credo che in sintesi, il ragionamento e la strada percorse siano pericolose (un esempio pratico: in Germania vogliono vietare alcuni video giochi).
Anche per questioni di immagine (vi segnalo come il dibattito sia arrivato sulle pagine del blog di John Battelle che giustamente s'interroga in modo perplesso), ma anche in ambito di crescita del mercato web, influenzando le decisioni di chi potenzialmente potrebbe investire in Italia (in questo sicuramente non siamo la Cina..).
Aggiornamento: Vi segnalo un altro link sul tema apparso su TechDirt, il quale propone un paragone secondo me giusto: se qualcuno usa una telecamera Sony per filmare contenuti opinabili, oppure un televisore Samsung per guardare un programma offensivo, a chi fai causa alla Sony o a Samsung?.
E una domanda altrettanto pertinente: mentre e' comprensibile che alcune persone non comprendono pienamente la tecnologia e quindi si perdono in conclusioni senza senso, esistono pero' ormai tanti casi simili a cui fare riferimento, si augura quindi una volonta', ed onesta', nel volersi informare anziche' dire o scrivere la prima cosa che passa per la testa.
In diversi post precedenti ho parlato di quella che secondo me e' una superficialita' imbarazzante di molti commenti ed analisi apparse sui principali quotidiani nazionali, che anziche' dibattere sulle ragioni del bullismo affrontano (salvo poche eccezioni marginali) la questione come fosse cronaca rosa, e accusano Internet di essere il mezzo del diavolo, un po' come "del diavolo" era la musica Rock negli anni 60-70, oppure come vengono intesi alcuni video giochi quando si discute di violenza nelle scuole.
Ho letto invece moltissime analisi interessanti apparse su tanti blog (in particolare vi segnalo questo link, ovvero l'opinioni di chi vive e quindi capisce la rete. Purtroppo pero' la blogosfera in Italia e' ancora immatura, nel senso che ci sono ancora pochi blog e soprattutto pochi lettori.
Il maggiore elemento di preoccupazione e' pero' "l'ignoranza" di alcuni membri della classe politica che fondano il proprio pensiero sulle voci che leggono sui giornali. La conseguenza sono quindi affermazioni come quella del Ministro Fioroni che dichiara all'ANSA: "l'ho detto diverse volte, non possiamo avere doppi standard per Internet ed altri mezzi. Un motore di ricerca dovrebbe avere le medesime responsabilita' nel fornire contenuti responsabili".
Se la questione non fosse seria, verrebbe da ridere: dimostra una totale nudita' di competenza nel comprendere cosa sia un motore di ricerca e soprattutto le logiche di rete, dei principi che lo rendono per natura diverso da altri mezzi, cio' non significa che non vada regolamentato, ma semplicemente che bisogna conoscere la materia che si vuole regolamentare.
Perche'? Premetto che concordo pienamente con la rimozione dei video da Google Video e YouTube, ma non trovate delle similitudini (nelle logiche) tra chi vuole regolamentare in modo rigido (non tutti i casi sono ovvi come nel caso dei video in questione) ex-ante i contenuti opportuni ad Internet e chi in Cina vuole controllare quali risultati siano giusti o meno trovare quando adopera un motore di ricerca.
Non voglio paragonare i due casi, in Cina le ragioni sono date dalla presenza di un regime autoritario, in Italia dall'ignoranza di chi contribuisce alla formazione dell'opinione pubblica e di chi e' chiamato a regolamentare, ma semplicemente credo che in sintesi, il ragionamento e la strada percorse siano pericolose (un esempio pratico: in Germania vogliono vietare alcuni video giochi).
Anche per questioni di immagine (vi segnalo come il dibattito sia arrivato sulle pagine del blog di John Battelle che giustamente s'interroga in modo perplesso), ma anche in ambito di crescita del mercato web, influenzando le decisioni di chi potenzialmente potrebbe investire in Italia (in questo sicuramente non siamo la Cina..).
Aggiornamento: Vi segnalo un altro link sul tema apparso su TechDirt, il quale propone un paragone secondo me giusto: se qualcuno usa una telecamera Sony per filmare contenuti opinabili, oppure un televisore Samsung per guardare un programma offensivo, a chi fai causa alla Sony o a Samsung?.
E una domanda altrettanto pertinente: mentre e' comprensibile che alcune persone non comprendono pienamente la tecnologia e quindi si perdono in conclusioni senza senso, esistono pero' ormai tanti casi simili a cui fare riferimento, si augura quindi una volonta', ed onesta', nel volersi informare anziche' dire o scrivere la prima cosa che passa per la testa.






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