All'industria musicale mancano le basi d'economia
Attraverso Digg scopro questa pagina sul sito della RIAA: secondo l'industrie musicali il prezzo di un CD sarebbe dovuto aumentare nel corso degli ultimi anni, dato che nel tempo i prezzi aumentano a causa dell'inflazione, mentre sono rimasti piu' o meno invariati. In conclusione, tengono i prezzi bassi quasi a fare un favore a noi consumatori.
Chiunque abbia delle basi d'economia sa che il ragionamento si fonda su delle cavolate pazzesche: nel tempo il costo (e quindi il prezzo) di un prodotto diminuisce (soprattutto di un prodotto tecnologico), e non solo - in ambito CD e di mercati musicali sono diminuiti anche i costi marginali di produzione e distribuzione.
L'ennesimo esempio di miopia, di chi vuole ignorare un mercato che e' cambiato, rifonandosi su dinamiche diverse, e non solo non vuole innovare ed adattarsi ad una nuova realta', ma ora tenta disperatamente di frenarne la naturale evoluzione.
Chiunque abbia delle basi d'economia sa che il ragionamento si fonda su delle cavolate pazzesche: nel tempo il costo (e quindi il prezzo) di un prodotto diminuisce (soprattutto di un prodotto tecnologico), e non solo - in ambito CD e di mercati musicali sono diminuiti anche i costi marginali di produzione e distribuzione.
L'ennesimo esempio di miopia, di chi vuole ignorare un mercato che e' cambiato, rifonandosi su dinamiche diverse, e non solo non vuole innovare ed adattarsi ad una nuova realta', ma ora tenta disperatamente di frenarne la naturale evoluzione.






1 Comments:
Hai assolutamente ragione. L'industria musicale è ancorata a logiche antiquate, non capisce o non sa interpretare i mutamenti, soprattutto tecnologici e sociali, alla base della fine del mercato del disco classico.
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