SXSW - un'esperienza fantastica!
Finalmente ho qualche minuto per scrivere di SXSW - e' stata un'esperienza fantastica, e diversa da tante altre conferenze. I partecipanti, a differenza di molti altri eventi, non erano li per auto-promuoversi, ma partecipare in conversazioni genuine.
qui trovate alcune riflessioni sui diverse sessioni a cui ho partecipato. Mentri qui trovate foto (via Flickr).
Oltre alle riflessioni che riassumono l'esperienza, l'unica cosa da aggiungere qui (tutte le altre notizie sono state riportate (X100) su numerosi blog) e' qualche riflessione attorno ad una chiaccherata che ho avuto la fortuna di avere con Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.
Con Zuckerberg abbiamo parlato delle differenze tra informazioni che sono "broadcast" all'interno in un network e di dinamiche che invece hanno bisogno di essere "matched" e l'impatto di queste differenze sul social graph.
Facebook e' efficiente nelle prime (ad esempio uploadi una foto e viene distribuita a tutti i tuoi amici), ma e' meno rilevante nel matching - il che conduce ad esempio ad applicazioni e commenti invadenti. Al di la (dell'ovvia) conspevolezza di alcune questioni che Facebook spera di migliorare cambiando i sistemi attorno a Platform (premiando applicazioni rilevanti e di fatto bloccando quelle che generano spam) e l'integrazione di maggiori, e diversificati, livelli di controllo nelle funzionalita' privacy, aalla chiaccherata la cosa piu' interessante e che maggiormente ho trovato impressionante e' l'attenzione che Facebook ha sulla propria visione - ("efficiently connecting you with the people you know and enabling to effectively share information") - e come tale visione diriga ogni decisione, in termini di sviluppo, infrastruttura, piattaforma ecc...
La questione "matching" e' quindi una "non-questiona" - Facebook e' un servizio tra tanti insomma. Anche se e' uno dei migliori, ed e' uno dei pochi che adopero costantemente, ed e' uno che permette l'integrazione di servizi esterni ecc... non e' questo il punto - sembra banale, ma in realta' credo sia una riflessione importante, al di la del legame con la solita importanza nel comprendere dove e come si crea valore, il punto principale sta nelle cosequenze che pone sull'utente.
Provo a spiegarmi meglio.
Usando nuovamente l'esempio della foto: se voglio condividere una serie di foto con i miei amici, ogni foto ha lo stesso peso, quel che conta e' che le foto vengono condivise. Se voglio partecipare ad una campagna sociale, oppure sto cercando un idraulico, ognia campagna, o gruppo ed opinione non ha lo stesso peso, anzi la maggioranza sono probabilmente inutili (per esempio, notate la rilevanza di commenti in molti gruppi, di molte applicazioni o di alcune "causes" e il numero di partecipanti rapportato al numero totale d'utenti).
Il punto non e' dinamiche migliori o peggiori, ma dinamiche differenti.
Facebook genera valore (unico) nel modo in cui permette a individui che si conoscono di condividere informazioni in modo efficace. Dinamiche ben precise, con implicazioni altrettanto precise.
Quindi come utenti/individui non ha molto senso aggiungere come amici "non-amici"; come svilupattori le applicazioni migliori sono quelle che sfruttano tali dinamiche; come aziende, provider di servizi e organizzazioni le campagne, gruppi e applicazioni piu' efficaci sono quelle che, in ugual modo, sfruttano tali dinamiche.
Se gli obiettivi (le implicazioni sperate) sono differenti allora Facebook non e' lo strumento strategico piu' efficace da adoperare. Il punto di partenza di ogni strategia e' quella di capire chi e' l'audience, quali sono gli obiettivi, come raggiungerli e quali strumenti adoperare.
Il rischio e' di creare tanto rumore per nulla, far alzare il costo d'interazione, e nel tempo rendere la piattaforma meno efficace laddove genera(va) valore unico.
qui trovate alcune riflessioni sui diverse sessioni a cui ho partecipato. Mentri qui trovate foto (via Flickr).
Oltre alle riflessioni che riassumono l'esperienza, l'unica cosa da aggiungere qui (tutte le altre notizie sono state riportate (X100) su numerosi blog) e' qualche riflessione attorno ad una chiaccherata che ho avuto la fortuna di avere con Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook.
Con Zuckerberg abbiamo parlato delle differenze tra informazioni che sono "broadcast" all'interno in un network e di dinamiche che invece hanno bisogno di essere "matched" e l'impatto di queste differenze sul social graph.
Facebook e' efficiente nelle prime (ad esempio uploadi una foto e viene distribuita a tutti i tuoi amici), ma e' meno rilevante nel matching - il che conduce ad esempio ad applicazioni e commenti invadenti. Al di la (dell'ovvia) conspevolezza di alcune questioni che Facebook spera di migliorare cambiando i sistemi attorno a Platform (premiando applicazioni rilevanti e di fatto bloccando quelle che generano spam) e l'integrazione di maggiori, e diversificati, livelli di controllo nelle funzionalita' privacy, aalla chiaccherata la cosa piu' interessante e che maggiormente ho trovato impressionante e' l'attenzione che Facebook ha sulla propria visione - ("efficiently connecting you with the people you know and enabling to effectively share information") - e come tale visione diriga ogni decisione, in termini di sviluppo, infrastruttura, piattaforma ecc...
La questione "matching" e' quindi una "non-questiona" - Facebook e' un servizio tra tanti insomma. Anche se e' uno dei migliori, ed e' uno dei pochi che adopero costantemente, ed e' uno che permette l'integrazione di servizi esterni ecc... non e' questo il punto - sembra banale, ma in realta' credo sia una riflessione importante, al di la del legame con la solita importanza nel comprendere dove e come si crea valore, il punto principale sta nelle cosequenze che pone sull'utente.
Provo a spiegarmi meglio.
Usando nuovamente l'esempio della foto: se voglio condividere una serie di foto con i miei amici, ogni foto ha lo stesso peso, quel che conta e' che le foto vengono condivise. Se voglio partecipare ad una campagna sociale, oppure sto cercando un idraulico, ognia campagna, o gruppo ed opinione non ha lo stesso peso, anzi la maggioranza sono probabilmente inutili (per esempio, notate la rilevanza di commenti in molti gruppi, di molte applicazioni o di alcune "causes" e il numero di partecipanti rapportato al numero totale d'utenti).
Il punto non e' dinamiche migliori o peggiori, ma dinamiche differenti.
Facebook genera valore (unico) nel modo in cui permette a individui che si conoscono di condividere informazioni in modo efficace. Dinamiche ben precise, con implicazioni altrettanto precise.
Quindi come utenti/individui non ha molto senso aggiungere come amici "non-amici"; come svilupattori le applicazioni migliori sono quelle che sfruttano tali dinamiche; come aziende, provider di servizi e organizzazioni le campagne, gruppi e applicazioni piu' efficaci sono quelle che, in ugual modo, sfruttano tali dinamiche.
Se gli obiettivi (le implicazioni sperate) sono differenti allora Facebook non e' lo strumento strategico piu' efficace da adoperare. Il punto di partenza di ogni strategia e' quella di capire chi e' l'audience, quali sono gli obiettivi, come raggiungerli e quali strumenti adoperare.
Il rischio e' di creare tanto rumore per nulla, far alzare il costo d'interazione, e nel tempo rendere la piattaforma meno efficace laddove genera(va) valore unico.






0 Comments:
Posta un commento
Links to this post:
Crea un link
<< Home